La Reverse Diet, cos’è e quando seguirla

reverse diet

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Si sente spesso parlare di Reverse Diet (RD), ma cos’è di preciso? quando si applica? Proverò a dare risposta a queste domande in questo articolo.

Innanzitutto cos’è la Reverse Diet, è un approccio nutrizionale che si discosta dalla tradizionale riduzione calorica per favorire un aumento graduale delle calorie consumate. Questa metodologia mira a ripristinare il metabolismo, spesso “rallentato” da diete restrittive, offrendo diversi benefici sia a livello fisico che psicologico. Nella pratica consiste in un graduale aumento calorico fino a raggiungere l’equilibrio delle calorie in uscita e di quelle in entrata così da consentire il mantenimento del peso corporeo.

Generalmente la Reverse Diett è un approccio di lunga durata, proprio per dare tempo e modo all’organismo di innalzare gradualmente il proprio metabolismo senza favorire un accumulo di massa grassa troppo cospicuo. Spesso la RD è più dura da affrontare della stessa dieta ipocalorica in quanto, seppur mangiando di più, i risultati si vedranno in là con il tempo. A differenza la classica dieta dimagrante che spesso apporta risultati a breve termine. Per questo bisogna sposare il concetto del “non sacrificare quello che desideri di più per quello che desideri subito!”

La Reverse Diet è un approccio che andrebbe ben studiato con l’aiuto di un professionista e un monitoraggio costante ai propri risultati, al fine di ottenere tutti i benefici che ci si possono aspettare da un simile programma alimentare. Da quanto ho detto finora, puoi facilmente immaginare quanto sia importante seguire in maniera precisa il piano alimentare nel momento in cui si sta seguendo una Reverse Diet. Ad esempio, immagina una dieta che ogni 14 giorni preveda un aumento calorico di 100 kcl al giorno. Ti renderai senz’altro conto di quanto sia importante essere aderenti al piano alimentare altrimenti questi aumenti minimi non verranno rispettati e gli effetti potrebbero non essere quelli sperati.

Le restrizioni caloriche prolungate portano spesso ad una significativa riduzione della spesa energetica giornaliera (qui ho parlato di come calcolare il TDEE) e a lungo andare la perdita di peso diventa sempre più un miraggio in quanto il deficit calorico creato con la dieta non è più sufficiente a stimolare il dimagrimento. Pertanto è bene non permettere al nostro metabolismo di “rallentare” troppo, e quando ciò succede entra in gioco la Reverse Diet. La RD è una dieta che mira gradualmente ad aumentare l’introito calorico per permettere all’organismo di innalzare nuovamente il suo metabolismo ai livelli pre-restrizione calorica.

In conclusione posso affermare che la Reverse Diet può essere un approccio efficace per coloro che cercano di migliorare il metabolismo, mantenere il peso corporeo e promuovere una relazione positiva con il cibo.

Quando dimagrire: sono pronto per poter dimagrire?

quando dimagrire

quando dimagrire

Per il successo di ogni dieta è importante capire quando si è pronti a dimagrire, ovvero dal punto di vista esperenziale, bisogna generalmente rispettare dei criteri per poter perdere peso.

Ormai è provato e risaputo che per poter perdere peso bisogna creare un deficit calorico tra la quantità di calorie ingerite e le calorie consumate con le attività giornaliere. A questa semplice equazione fa da contraltare la difficoltà, a volte, di dimagrire, la maggior parte di quelli che hanno effettuato una dieta restrittiva hanno sperimentato, ad un certo punto, uno stallo del proprio peso.

Innanzitutto vediamo perchè può presentarsi questo stallo nel peso nonostante si pratichi una dieta ipocalorica. In caso di restrizione calorica prolungata nel tempo il proprio metabolismo tenderà ad accomodarsi verso il basso, quello che molti descrivono come un blocco del metabolismo o un metabolismo lento, spesso usando questi termini in maniera impropria. Di fatto un lungo periodo di restrizione calorica può effettivamente far diminuire il metabolismo a causa soprattutto della diminuzione del movimento involontario (in inglese detto NEAT – Non-Exercise Activity Thermogenesis), un fattore silente a cui non prestiamo attenzione ma che può incidere profondamente nel nostro bilancio calorico.

Intervalli calorici di mantenimento

Pertanto, nel momento in cui si vuol perdere peso, è sempre bene considerare la propria condizione  di partenza e attenersi a delle linee guida capaci di indicarci la strada, seppur ricavate in maniera non sperimentale, ma dettate dall’esperienza pratica sul campo, queste indicazioni ci forniscono degli intervalli calorici di riferimenti proposti nelle tabelle che seguono:

Intervalli calorici di mantenimento per persone con LAF < 1.5

 

Età 18-40 – kg/LBM

Età 40-60 – kg/LBM

Inferiore alla norma

25-35

22-32

Normale

35-45

32-42

Superiore alla norma

45-55

42-52

 

Intervalli calorici di mantenimento per persone con LAF > 1.5

 

Età 18-40 – kg/LBM

Età 40-60 – kg/LBM

Inferiore alla norma

28-38

25-35

Normale

38-48

35-45

Superiore alla norma

48-58

45-55

Questi valori non vanno presi come la Bibbia, sono solamente dei riferimenti approssimativi, ma possono fornire una base per iniziare a ragionare a quale punto del percorso siamo. Infatti prima di poter perdere peso sarebbe opportuno partire da un introito calorico di mantenimento situato nella fascia più alta possibile del proprio intervallo di mantenimento. Qualsiasi obiettivo si voglia raggiungere, sia esso legato alla performance o all’estetica, bisognerebbe sempre provare a raggiungerlo consumando il più alto quantitativo calorico possibile. Questo servirà a poter garantire al proprio organismo tutti i nutrienti necessari senza doversi risparmiare e anche a poter avere maggiori soddisfazioni soffrendo meno la fame e potendo essere più aderenti alla dieta in maniera semplice.

La densità calorica: un concetto fondamentale in nutrizione:

densità calorica
densità calorica

La densità calorica, o densità energetica di un alimento, è una caratteristica importante e spesso sottovalutata ma che andrebbe conosciuta dalla maggior parte della popolazione per essere consapevoli di ciò che si sta consumando nella propria dieta.

La densità energetica degli alimenti si riferisce alla quantità di calorie contenute in una determinata quantità di cibo, spesso espressa in termini di calorie per grammo (kcal/g) o calorie per porzione. Il valore della densità energetica può variare tra 0 kcal/gr (è il caso dell’acqua ad esempio) a 9 kcal/gr (come negli oli).

Gli alimenti con una bassa densità energetica forniscono meno calorie per unità di peso rispetto agli alimenti ad alta densità calorica.

Ecco alcuni esempi sulla densità energetica degli alimenti:

Densità calorica molto bassa (tra 0 e 0.6 kcal/gr):

Verdure a foglia verde, come spinaci, lattuga, cavolo.
Frutta fresca, come fragole, meloni, agrumi.
Alcune zuppe a base di brodo o minestre leggere.
Alimenti ad alto contenuto d’acqua, come cetrioli e pomodori.

Densità calorica bassa (tra 0.6 e 1.5 kcal/gr):

Carne, pesce, legumi.


Densità calorica media (tra 1.5 e 4 kcal/gr):

Cereali integrali, come quinoa, riso integrale, pane, pasta.
Prodotti lattiero-caseari a basso contenuto di grassi.


Densità calorica alta (oltre 4 kcal/gr):

Alimenti ad alto contenuto di grassi e zuccheri, come dolci, biscotti, cioccolato.
Alimenti ricchi di grassi, come burro, olio d’oliva, noci.
Carne grassa e prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi.
Cibi processati e fast food.


È importante notare che, oltre alla densità energetica , è cruciale considerare anche la qualità nutrizionale degli alimenti. Alimenti con una densità calorica più bassa tendono ad essere ricchi di fibre, vitamine e minerali, fornendo una maggiore sazietà per un dato numero di calorie.

Inoltre la densità energetica è stata identificata come uno dei fattori che conducono all’obesità. Studi recenti hanno dimostrato che un consumo di alimenti ad alta densità energetica è associato all’aumento del peso, mentre diete a bassa densità energetica favoriscono la perdita di peso o il suo mantenimento. Ricordo che una bassa densità energetica favorisce un minor introito calorico per quantità di cibo consumata e quindi il raggiungimento della sazietà con un minor introito calorico.

densità calorica

Come calcolare il metabolismo basale ed il fabbisogno energetico giornaliero

metabolismo basale come si calcola

Come calcolare il metabolismo basale? Innanzitutto vediamo cosa è il metabolismo basale (MB), il metabolismo basale rappresenta la quantità minima di energia necessaria per mantenere le funzioni vitali del corpo in condizioni di riposo, ad esempio, quando una persona è sveglia ma a digiuno da almeno 12 ore e in una stanza a temperatura ambiente. Queste funzioni vitali includono la respirazione, la circolazione sanguigna, la regolazione della temperatura corporea, la produzione di cellule e altre attività cellulari di base.

Il metabolismo basale è influenzato da diversi fattori, tra cui l’età, il sesso, la massa magra (muscoli e tessuto magro), la massa grassa e la genetica. Esistono diverse formule per calcolare il metabolismo basale, e una delle più comuni è l’equazione di Harris-Benedict.

Formula di Harris-Benedict per il metabolismo basale:

Per gli uomini:

MB=88,362+(13,397×peso in kg)+(4,799×altezza in cm)−(5,677×etaˋ in anni)

Per le donne:

MB=447,593+(9,247×peso in kg)+(3,098×altezza in cm)−(4,330×etaˋ in anni)

Un altro metodo per calcola in maniera approssimativa il MB è quello di moltiplicare il proprio peso corporeo per 21 (riferito alle donne) o 23 (riferito agli uomini):

Per gli uomini:

MB = peso in kg×23

Per le donne:

MB = peso in kg×21

Dopo aver calcolato il metabolismo basale, è possibile stimare il fabbisogno calorico totale giornaliero (Total Daily Energy Expenditure = TDEE) moltiplicando il metabolismo basale per un coefficiente che tiene conto del livello di attività fisica, i cosiddetti LAF.

Ad Esempio:

Fabbisogno calorico totale=Metabolismo basale× LAF

I livelli di attività fisica possono variare da 1.2 (sedentari) a 2.5 (molto attivi). Si va da 1.2 a 1.4 per i soggetti sedentari, da 1.4 a 1.6 per chi è poco attivo, da 1.6 a 1.9 per chi è attivo e infine gli atleti possono avere un LAF compreso tra 1.9 e 2.5 con eccezioni ancor superiori in casi particolari.

Il ruolo del nutrizionista tra obiettivi e diete

ruolo del nutrizionista
ruolo del nutrizionista

Una domanda che è venuta fuori parlando tra colleghi qualche tempo fa è “quale è il ruolo del nutrizionista?” O meglio, quale pensiamo sia il nostro ruolo come nutrizionisti. A questo punto sono emersi tanti punti di vista, ognuno legittimo e vero per certi aspetti. Da qui potrebbe partire una discussione infinita e ognuno potrebbe argomentare in mille modi la propria visione della figura del nutrizionista.

C’è chi ha detto che il nostro ruolo sarebbe quello di educare dal punto di vista alimentare, altri hanno espresso il parere che il nostro compito sia quello di compilare piani alimentari. Qualcuno si è spinto verso le frontiere della prevenzione e mantenimento di un corretto stato di salute, qualcun altro, forse in maniera più cinica, ha parlato del compito di far raggiungere l’obiettivo al proprio cliente.

Beh, tra tutte le varie ipotesi emerse, l’ultima è quella in cui mi riconosco maggiormente. Per me il compito principale è rappresentato dal raggiungimento dell’obiettivo della persona, sia esso il dimagrimento o un approccio di educazione alimentare. Questo perchè sono convinto che chi si rivolge ad un professionista lo fa per risolvere un proprio “problema” attraverso l’ausilio di una figura esperta e competente, sia esso un obiettivo estetico, comportamentale o di salute.

A questo punto diventa importante saper indirizzare correttamente la persona verso la strada che più le se addice, rispettando le corrette indicazioni nutrizionali e rendendola partecipe e consapevole della strategia adottata e delle motivazioni che ci spingono ad usare un metodo piuttosto che un altro. Proprio come in un viaggio sapere quale sia la meta è tanto importante quanto conoscere la strada più adatta per raggiungerla con i mezzi a nostra disposizione.

Integrazione di Vitamina D: meglio di sera o di mattina?

vitamina d meglio la sera o la mattina
vitamina d meglio la sera o la mattina

Spesso durante la stagione invernale è opportuno integrare l’assunzione di Vitamina D, e una domanda ricorrente è: “è meglio assumerla di sera o di mattina?”

La vitamina D è una vitamina liposolubile essenziale per il corpo umano. Tra le sue funzioni principali ci sono la regolazione del metabolismo del calcio e del fosforo e il mantenimento della salute delle ossa e dei denti. Ecco alcune informazioni importanti sulla vitamina D:

Come assumere la Vitamina D:

Come già accennato la Vitamina D è una vitamina liposolubile, per cui si assorbe meglio se assunta in concomitanza dei pasti. Inoltre risulta avere effetti sia diretti che indiretti sulla qualità del sonno in quanto i suoi recettori e gli enzimi che ne controllano l’attivazione e la degradazione sono espressi in diverse aree del cervello coinvolte nella regolazione del sonno. La vitamina D è coinvolta anche nelle vie di produzione della melatonina, l’ormone coinvolto nella regolazione dei ritmi circadiani e del sonno umani.

Fonti di Vitamina D:

  1. Esposizione al Sole: La principale fonte di vitamina D per il corpo è l’esposizione alla luce solare. La pelle umana sintetizza la vitamina D quando è esposta ai raggi UVB del sole.
  2. Alimenti: Alcuni alimenti sono naturalmente ricchi di vitamina D, come il pesce grasso (salmone, sgombro, tonno), il fegato di manzo, i tuorli d’uovo e i funghi.
  3. Integratori: Gli integratori di vitamina D sono disponibili sotto forma di capsule o oli e possono acquistati senza prescrizione medica.

Benefici della Vitamina D:

  1. Salute Ossea: La vitamina D aiuta il corpo a assorbire il calcio, contribuendo così alla salute delle ossa e dei denti.
  2. Sistema Immunitario: La vitamina D svolge un ruolo nel supportare il sistema immunitario e nella difesa contro le infezioni.
  3. Regolazione del Metabolismo: Contribuisce alla regolazione del metabolismo del fosforo, che è importante per la salute delle ossa e del sistema nervoso.
  4. Prevenzione di Malattie: Alcune ricerche suggeriscono che livelli sufficienti di vitamina D possono aiutare a ridurre il rischio di alcune malattie croniche, inclusi disturbi cardiaci e alcune forme di cancro.

Carenza di Vitamina D:

La carenza di vitamina D può portare a problemi di salute, come rachitismo nei bambini e osteomalacia negli adulti. Inoltre, può essere associata a un aumento del rischio di osteoporosi.

Come lavoro e la mia “idea” sulle diete

come lavoro
come lavoro

Questo è, credo, il primo articolo che scrivo su di me e sul mio metodo di lavoro (come nutrizionista sportivo e come personal trainer), probabilmente sarà anche l’ultimo per non annoiare chi legge.

Parto dal presupposto che per svolgere consapevolmente il lavoro di PT o quello di nutrizionista, bisogna avere in sè un’idea o una visione del proprio compito a cui ispirarsi e attenersi.

Prendendo ad esempio la nutrizione parto dall’idea che essa sia una parte fondamentale della vita di ciascuno di noi nonchè un’abitudine che ha un grosso impatto sulla vita privata delle persone, sia dal punto di vista sociale sia da quello della gestione del tempo libero. Infatti una buona parte della vita sociale si svolge a tavola tra cene e aperitivi, così come cucinare uno stufato richiede maggior tempo del cuocere un uovo, beh tutti questi aspetti impattano profondamente sulle nostre routine.

Per questo, una dieta “corretta” non esiste, o meglio la dieta “giusta” è quella che è adeguata allo stesso tempo ai requisiti nutrizionali necessari alla persona per raggiungere il proprio obiettivo ed inoltre si adatta alle abitudini alimentari ed ai gusti del soggetto.

Ne deriva un piano nutrizionale altamente personalizzato e “cucito su misura” sulle abitudini della persona, anche se alcune abitudini possono essere non ottimali dal punto di vista alimentare. Proprio su questo punto vorrei spendere due parole; la maggior parte delle persone attua alcune routine alimentari non ideali, può essere il non voler rinunciare alla colazione al bar oppure la frequenza di consumo di alcuni alimenti o altro, ma se queste abitudini sono così radicate per cui il soggetto non vuole rinunciarvi, non rimane altro da fare che prenderne atto ed integrarle, finchè possibile, all’interno del piano nutrizionale, magari in prima battuta accontentandosi di correggere altre routine percepite come “meno essenziali”. Così facendo possiamo essere ragionevolmente sicuri che la dieta verrà seguita e ci sarà maggiore aderenza ad essa, all’opposto invece rischieremmo che il tasso di abbandono sia più alto e di conseguenza porterebbe ad ottenere meno risultati.

Per quanto detto sopra faccio sempre compilare, prima di ogni prima visita, un questionario alimentare in cui vengono raccolte le informazioni di base relative ai cibi maggiormente graditi, inoltre attraverso la compilazione di un diario alimentare redatto insieme avremo un quadro preciso e fedele delle abitudini della persona.

Volendo riassumere gli step che seguo durante una visita nutrizionale posso dire:

1 – compilazione questionario sulla frequenza di consumo degli alimenti

2 – individuazione degli obiettivi a breve e lungo termine

3 – anamnesi clinica

4 – valutazione antropometrica e della composizione corporea

5 – compilazione diario alimentare

6 – elaborazione del piano nutrizionale personalizzato

Variazioni di peso degli alimenti dopo la cottura: qualche indicazione

nutrizionista civitanova marche
variazione peso cibi dopo cotti

In ogni dieta che si rispetti sono riportate le grammature dei vari alimenti da consumare. A volte potremmo imbatterci nella difficoltà di leggere nel nostro piano alimentare il peso di un cibo crudo, ma per alcune esigenze personali dovremmo acquistarlo già cotto. Ad esempio uno sportivo che deve consumare un piatto di riso ma non ha tempo di cucinarlo e pertanto acquisterà del riso già cotto in rosticceria, a questo punto è necessario per lui avere un’equivalenza di quanto riso già cotto comprare per rientrare nelle prescrizioni dietetiche.

Ma prima di fornire il rapporto tra peso del cibo cotto e crudo andiamo a vedere come mai avvengono tali variazioni di peso.

1. L’evaporazione e la Perdita d’Acqua:

Una delle ragioni principali dietro la variazione di peso degli alimenti dopo la cottura è l’evaporazione dell’acqua. Molti alimenti contengono una percentuale significativa di acqua, e durante la cottura, questa si trasforma in vapore. Ad esempio, la carne cruda può contenere fino all’80% di acqua, ma dopo la cottura, una parte di questa acqua si perde sotto forma di vapore. Quindi, la carne cotta sembrerà più leggera di quella cruda.

2. Reazioni Chimiche e Cambiamenti di Struttura:

Alcuni alimenti subiscono cambiamenti chimici durante la cottura che influenzano il loro peso. Ad esempio, durante la cottura della pasta, l’amido presente nei granelli di grano assorbe acqua e aumenta di volume. Questo può far sembrare la pasta cotta più grande e più pesante rispetto alla sua controparte cruda.

Inoltre, la denaturazione delle proteine è un processo comune durante la cottura della carne. Questo porta a cambiamenti nella struttura delle proteine, spesso accompagnati da una perdita di umidità. Di conseguenza, la carne può ridursi in peso, ma diventare più densa e concentrata in sapori.

3. Concentrazione di Sapore:

Mentre l’acqua si riduce durante la cottura, i sapori possono intensificarsi. La concentrazione di sapori è spesso responsabile della percezione che alcuni alimenti sembrino più gustosi dopo la cottura. Questo fenomeno è evidente, ad esempio, nelle zuppe e nei brodi, dove il liquido si riduce, ma i sapori si concentrano, creando un piatto più ricco e saporito.

4. Cambiamenti Strutturali nei Vegetali:

I vegetali spesso subiscono cambiamenti significativi durante la cottura. Ad esempio, le pareti cellulari possono ammorbidirsi, facendo sembrare che le verdure siano più pesanti. Tuttavia, alcune verdure rilasciano anche acqua durante la cottura, riducendo il loro peso totale.

5. Il Ruolo della Griglia e della Frittura:

Metodi di cottura come la griglia e la frittura possono portare a una perdita di grasso. Durante la cottura sulla griglia, il grasso può gocciolare attraverso le griglie, riducendo il contenuto di grasso dell’alimento. Nella frittura, il calore può far fondere il grasso, permettendo che una parte di esso venga drenata via. Questi processi possono portare a una diminuzione del peso dell’alimento cotto.

Dopo aver brevemente presentato una lista di fattori che incidono sulla variazione di peso, vediamo ora quali sono le equivalenze tra 100 gr di prodotto crudo e il suo peso dopo la cottura.

  • 100 gr di pasta all’uovo cruda = 299 gr dopo cottura
  • 100 gr di pasta di semola corta = 202 gr dopo cottura
  • 100 gr di pasta di semola lunga = 244 gr dopo cottura
  • 100 gr di tortellini freschi = 192 gr dopo cottura
  • 100 gr di riso brillato = 260 gr dopo cottura
  • 100 gr di riso parboiled = 192 gr dopo cottura
  • 100 gr di fagiolini = 95 gr dopo cottura
  • 100 gr di fave = 80 gr dopo cottura
  • 100 gr di piselli = 87 gr dopo cottura
  • 100 gr di ceci = 290 gr dopo cottura
  • 100 gr di fagioli = 242 gr dopo cottura
  • 100 gr di lenticchie = 247 gr dopo cottura
  • 100 gr di carne di bovino = 66 gr dopo cottura
  • 100 gr di petto di pollo = 90 gr dopo cottura
  • 100 gr di coscio di pollo = 76 gr dopo cottura
  • 100 gr di petto di tacchino = 98 gr dopo cottura
  • 100 gr di coscio di tacchino = 70 gr dopo cottura
  • 100 gr di merluzzo, orata, spigola, cernia, dentice = 86 gr dopo cottura
  • 100 gr di sgombro = 68 gr dopo cottura
  • 100 gr di sogliola = 83 gr dopo cottura
  • 100 gr di tonno = 80 gr dopo cottura
  • 100 gr di asparagi = 96 gr dopo cottura
  • 100 gr di broccoli di rapa = 95 gr dopo cottura
  • 100 gr di carciofi = 74 gr dopo cottura
  • 100 gr di carote = 87 gr dopo cottura
  • 100 gr di spinaci = 84 gr dopo cottura
  • 100 gr di zucchine = 90 gr dopo cottura

Come pesarsi con la bilancia?

pesarsi con la bilancia
pesarsi con la bilancia

Pesarsi regolarmente è una pratica semplice ma fondamentale per mantenere un buono stato di salute e un benessere generale. La bilancia, spesso vista come un semplice oggetto in bagno, può in realtà offrire informazioni preziose sul nostro corpo e sul nostro stile di vita.

La pesata regolare fornisce un’indicazione immediata del nostro peso corporeo, un fattore chiave nella gestione del peso e nel mantenimento di uno stile di vita sano. Oltre a monitorare eventuali variazioni di peso, pesarsi può essere un modo efficace per valutare il successo di una dieta o di un programma di esercizi.

È importante sottolineare che il peso da solo non dovrebbe essere l’unico indicatore di salute. Altri fattori, come la composizione corporea, il livello di attività fisica e la qualità della dieta, sono altrettanto cruciali. Tuttavia, la bilancia fornisce un punto di partenza tangibile e misurabile per valutare il nostro progresso.

In conclusione, pesarsi con la bilancia dovrebbe essere parte integrante della nostra routine di cura personale. Monitorare il peso regolarmente non solo contribuisce al controllo del peso, ma può anche rivelare importanti informazioni sulla nostra salute generale. Una combinazione di pesatura, alimentazione sana e attività fisica costante è la chiave per raggiungere e mantenere un benessere ottimale nel lungo termine.

Qui di seguito alcuni semplici accorgimenti per pesarsi con la bilancia in modo corretto.

  • Pesarsi di prima mattina è il primo consiglio per avere misure comparabili evitando l’effetto di alcune variabili quali allenamento e cibo ingerito
  • Pesarsi prima di mangiare o bere aiuta ad ottenere un peso più attendibile e standardizzato
  • La scarsa igiene del sonno può favorire un accumulo di liquidi e di conseguenza falsare il risultato della bilancia
  • Prima di pesarsi andare in bagno, ciò aiuta ad eliminare residui di cibo e liquidi che alterano il valore del peso
  • Se si decide di pesarsi una volta a settimana sarebbe meglio pesarsi sempre lo stesso giorno (es. tutti i lunedì)

BMI e bambini sovrappeso: come interpretarlo

bambini obesi e bmi
bambini obesi e bmi

L’Indice di Massa Corporea (BMI, acronimo di Body Mass Index) è una misura utilizzata per valutare il peso corporeo di una persona in rapporto alla sua altezza. Tuttavia, il BMI non è direttamente applicabile ai bambini nello stesso modo in cui lo è per gli adulti, poiché il loro corpo è in costante crescita e cambiamento.

Per valutare il peso corporeo dei bambini in modo più accurato, spesso si utilizzano le “curve di crescita” per bambini e adolescenti. Queste curve tengono conto dell’età, del sesso e dell’altezza dei bambini, e forniscono una valutazione più precisa del loro stato nutrizionale.

Le curve di crescita sono basate su dati raccolti da studi su un campione rappresentativo di bambini, e sono spesso utilizzate da pediatri e medici per monitorare la crescita e lo sviluppo dei bambini. Le curve includono percentili che mostrano in che posizione si trova il bambino rispetto agli altri bambini della stessa età e sesso. Ad esempio, un bambino al 75° percentile per il peso ha un peso maggiore del 75% dei bambini della stessa età e sesso.

È importante ricordare che i bambini hanno bisogno di un supporto attento e di strategie per affrontare il sovrappeso in modo appropriato, pertanto è sempre bene rivolgersi ad uno specialista per la valutazione dello stato di salute del bambino. La priorità dovrebbe essere quella di promuovere uno stile di vita sano attraverso una dieta equilibrata e l’attività fisica, evitando soluzioni drastiche o diete estreme.

Di seguito troverai le tavole con le curve di crescita a pure titolo informativo.

bmi bambini
bmi bambine
interpretazione bmi bambini