L’antropometria: un viaggio attraverso la misurazione del corpo umano

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L’antropometria: un viaggio attraverso la misurazione del corpo umano

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L’antropometria, lo studio statistico dei caratteri misurabili e classificabili dei gruppi umani, ha radici profonde nella storia dell’umanità. Non è una scienza recente, ma un’investigazione che ha accompagnato l’uomo fin dalle sue prime espressioni artistiche e che si è evoluta parallelamente al progresso scientifico e tecnologico.

Le origini nell’Arte e nella Filosofia

Possiamo far risalire la nascita dell’antropometria all’arte stessa, fin dalle Veneri Paleolitiche, piccole statue risalenti a circa 20.000 anni fa che raffiguravano il corpo femminile con attributi sessuali molto pronunciati, suggerendo un primo tentativo di rappresentare le proporzioni umane.

Gli Egizi furono tra i primi a teorizzare un metodo raffigurativo per la figura umana in pittura. Il popolo Greco portò una nuova concezione del corpo e dell’armonia delle forme. In particolare, lo scultore Policleto, dettò le regole per l’arte classica, fondando un canone artistico sulle proporzioni, non su un metodo rigido e matematico. È sempre in Grecia che, con Lucio Flavio Filostrato (II-III secolo d.C.), nasce l’idea di una misurazione del corpo con finalità funzionali, specialmente per categorizzare gli individui in base alle loro abilità fisiche per lo sport.

La ripresa Rinascimentale e l’Età Moderna

Dopo una regressione nel Medioevo, il Rinascimento segnò una ripresa degli studi. Leonardo da Vinci (1452-1519) con il suo Uomo Vitruviano propose nuove regole armoniche per la raffigurazione della figura umana.

I primi studi sistematici sulla misurazione corporea iniziarono nel XVIII secolo con Philippe Gueneau de Montbeillard, naturalista francese che condusse il primo studio longitudinale sulla statura del proprio figlio.

Nell’Era Moderna, l’antropometria acquisì basi scientifiche più solide.

  • Achille De Giovanni (1836-1916) fondò la prima scuola costituzionalista scientifica, introducendo il concetto di ereditarietà nella diagnosi delle predisposizioni a malattie.
  • Cesare Lombroso (1835-1909), medico e antropologo, divenne noto per i suoi studi sui criminali, teorizzando l’esistenza del “criminale per nascita” basato su caratteristiche anatomiche (atavismi) che lo rendevano “più primitivo”.
  • Giacinto Viola (1870-1949) sistematizzò tre biotipi (normotipo, brachitipo e longitipo), riconoscendo che la maggior parte degli individui appartiene a un biotipo misto, combinando caratteristiche di diverse classificazioni.
  • Le ricerche di Viola gettarono le basi per William Sheldon (1898-1977), ideatore della famosa classificazione dei somatotipi negli anni ’40. Sheldon teorizzò che la predominanza di uno dei tre foglietti embrionali (endoderma, mesoderma ed ectoderma) determinasse le caratteristiche fenotipiche individuali, portando alla definizione di tre somatotipi principali: endomorfo (predisposto all’accumulo di grasso), mesomorfo (con massiccio sviluppo muscolo-scheletrico) ed ectomorfo (con forme longilinee e gracili). Sheldon ideò un sistema numerico da 1 a 7 per ciascuna componente, permettendo la classificazione di somatotipi misti. Questa suddivisione trova ancora oggi applicazione pratica in ambito sportivo per la pianificazione degli allenamenti.
  • Nel 1967, Barbara Heath e Lindsay Carter ripresero e sistematizzarono la classificazione di Sheldon, rendendola più oggettiva e semplice da calcolare attraverso un metodo matematico per determinare la “magnitudine” delle componenti costituzionali.

L’Era Contemporanea: precisione e praticità

Con l’avanzamento tecnologico e scientifico, le metodologie di indagine antropometrica si sono arricchite di svariate tecniche. Sebbene esistano metodi considerati il “gold standard” per la misurazione della composizione corporea, come la pesata idrostatica (densitometria) e le indagini radiografiche (DEXA, TAC, MRI), queste sono spesso complesse, costose o invasive.

Nella pratica quotidiana, specialmente in ambito fitness e nutrizionale, si tendono a privilegiare metodi più agili ed economici. Tra questi, spiccano la plicometria (misurazione delle pliche cutanee per stimare il grasso corporeo), la bioimpedenziometria (BIA) (valutazione della composizione corporea tramite la resistenza del corpo alla corrente elettrica), le circonferenze corporee (per valutare le variazioni di volume) e la misurazione dei calibri ossei. Recentemente, l’adipometria si è affermata come tecnica che utilizza ultrasuoni per valutare la distribuzione del tessuto adiposo e muscolare con maggiore precisione, distinguendo tra grasso superficiale e profondo.

In sintesi, la storia dell’antropometria è un percorso affascinante che parte dall’osservazione artistica e funzionale del corpo umano per giungere a metodologie sempre più precise e accessibili, fondamentali per la comprensione della salute, della performance e del benessere individuale.

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Diego De Carolis - Nutrizione & Performance
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