Plicometria vs. BIA: Qual è la scelta migliore per analizzare la composizione corporea?

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Plicometria vs. BIA: Qual è la scelta migliore per analizzare la composizione corporea?

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Capire come è composto il nostro corpo è fondamentale per la salute, il fitness e la nutrizione. Quando si intraprende un percorso di benessere, che sia di dimagrimento, di aumento della massa muscolare o di miglioramento della performance atletica, è essenziale avere un punto di partenza e monitorare i progressi in modo oggettivo. Due delle tecniche più diffuse e pratiche per analizzare la composizione corporea sono la plicometria e la bioimpedenziometria (BIA). Ma quali sono i loro pro e contro? Scopriamolo insieme.

La Plicometria: Un approccio “manuale” al grasso corporeo

La plicometria è una tecnica indiretta che stima la quantità di grasso corporeo ipotizzando una relazione fissa tra grasso sottocutaneo e grasso totale. Misura lo spessore di una piega di pelle e tessuto adiposo sottocutaneo in punti specifici del corpo.

Pro della Plicometria:

  • Versatilità interpretativa: i dati della plicometria possono essere usati in diverse formule predittive per calcolare la densità corporea e la percentuale di massa grassa. Si possono anche analizzare le singole rilevazioni per comprendere la distribuzione del tessuto adiposo sottocutaneo e monitorarne i cambiamenti nel tempo.
  • Monitoraggio del dimagrimento: la somma dei valori delle pliche è un ottimo indicatore per valutare se un soggetto sta dimagrendo, permettendo di capire se la perdita di peso è dovuta alla riduzione della massa grassa preservando quella magra.
  • Accuratezza: la plicometria mostra una forte accuratezza in entrambi i sessi nella stima della percentuale di grasso corporeo, specialmente se confrontata con la DEXA (considerata il gold standard).

Contro della Plicometria:

  • Assunzione di una relazione fissa: la tecnica si basa sull’idea che esista una relazione costante tra grasso sottocutaneo e grasso totale, ma questa può variare significativamente (dal 20% al 70% nei normopeso) e non è affidabile nei soggetti sovrappeso, aumentando l’errore di misurazione.
  • Dipendenza dall’operatore: la manualità dell’operatore è fondamentale sia nel sollevare la plica che nell’usare lo strumento (plicometro), portando a possibili errori intra- e inter-operatore. Anche uno strumento di buona qualità ha un errore di misurazione di circa il 4%.
  • Limitazioni di misurazione: è difficile misurare la plica se è troppo aderente alla fascia muscolare sottostante. Inoltre, la plicometria non può rilevare il tessuto adiposo viscerale (il grasso interno all’addome, fortemente correlato a patologie metaboliche).
  • Soggetti estremi: le misurazioni possono essere difficili e incerte su soggetti molto magri o molto grassi.
  • Comprimibilità del tessuto: il tessuto adiposo non ha una comprimibilità costante, poiché è composto anche da acqua e collagene, non solo trigliceridi.
  • Formule specifiche: è cruciale scegliere la formula predittiva più adatta (generalizzata o popolazione-specifica) per evitare errori grossolani.

La Bioimpedenziometria (BIA): L’analisi elettrica del corpo

La BIA valuta la composizione corporea misurando la resistenza che il corpo oppone al passaggio di una corrente elettrica alternata a basso voltaggio. Il tessuto adiposo, contenendo poca acqua, è un cattivo conduttore e offre alta resistenza, mentre la massa magra, ricca di acqua, è un buon conduttore e offre bassa resistenza. Questo permette di stimare la massa grassa (FM), la massa magra (FFM) e l’acqua corporea totale (TBW).

Pro della BIA:

  • Analisi multicompartimentale: la BIA è particolarmente utile per suddividere l’organismo in tre compartimenti: massa grassa (FM), massa extracellulare (ECM) e tessuti metabolicamente attivi (BCM). Questo è il modello più utilizzato, specialmente negli esami BIA.
  • Stato di idratazione: a differenza di altre metodiche, la BIA fornisce stime dello stato di idratazione del soggetto (TBW, ICW, ECW), parametri fondamentali per la salute e la performance.
  • Indici specifici: permette di calcolare indici importanti come il Body Cell Mass Index (BCMI), che valuta la massa cellulare corporea (il comparto metabolicamente attivo), e il rapporto ECM/BCM, che indica la distribuzione dei fluidi intra ed extracellulari nella massa magra.
  • Angolo di Fase (PA): questo indice è un prezioso indicatore della salute cellulare e della qualità dei tessuti, mostrando il rapporto tra resistenza e reattanza. In ambito sportivo, l’aumento dell’angolo di fase dopo l’allenamento è un segnale di supercompensazione e miglioramento della funzionalità cellulare.
  • BIVA (Bioimpedenziometria Vettoriale): un metodo avanzato che non si basa su formule algoritmiche, ma analizza i valori misurati direttamente di Resistenza (R) e Reattanza (Xc) normalizzati per l’altezza. Questo permette di interpretare visivamente lo stato di idratazione e la massa corporea rispetto a una popolazione di riferimento, essendo meno influenzata dalle variazioni di idratazione.

Contro della BIA:

  • Sensibilità all’idratazione: nonostante sia un punto di forza, le variazioni nell’idratazione corporea possono portare a stime imprecise di massa grassa, massa magra e acqua totale corporea. Condizioni fisiologiche (es. febbre, ciclo mestruale) o ambientali (temperatura) possono influenzare i risultati.
  • Standardizzazione richiesta: per ottenere dati attendibili, il test deve essere eseguito in condizioni standardizzate: a digiuno (2-5 ore o al mattino), con vescica e intestino svuotati, in posizione supina e con una specifica disposizione degli elettrodi.
  • Fattori strumentali e operatori: esiste una variabilità tra diversi dispositivi BIA e tra operatori. La corretta applicazione degli elettrodi è cruciale.
  • Sottostima della massa grassa: rispetto alla DEXA, la BIA tende a sottostimare la percentuale di grasso corporeo, specialmente negli uomini.

In sintesi: Quale scegliere?

A questa domanda si può rispondere che dipende dalle esigenze del soggetto e dalle preferenze dell’esaminatore. Un buon nutrizionista o PT sa quando è meglio utilizzare uno strumento piuttosto che l’altro. Ogni strumento, come abbiamo visto, offre pro e contr oche vanno valutati nel processo decisionale.

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Diego De Carolis - Nutrizione & Performance
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