L’esercizio come medicina (parte 4) – Esercizio longevità

Esercizio esaustivo e longevità

Nonostante i benefici in termini di salute dell’attività fisica da tempo libero siano ben documentati, l’associazione tra allenamento vigoroso e mortalità o longevità degli atleti d’elite non è stato ancora totalmente compreso (Teramoto e Bungum, 2010).
Per secoli, la credenza generale è stata quella per cui l’esercizio esaustivo o competitivo sia dannoso e diminuisca l’aspettativa di vita (Ruiz et al., 2010). Ad esempio, Moorstein (1968) affermava che tutti i membri della squadra di canottaggio di Harvard del 1948 erano morti prematuramente a causa di patologie cardiache. In contrasto, è stato dimostrato che la partecipazione competitiva in sport di resistenza aumenta l’aspettativa di vita. È stato scoperto che l’aspettativa di vita dei vogatori era più alta di quella dei non atleti (Hartley e Llewellyn, 1939; Prout, 1972). Karvonen e i suoi collaboratori hanno scoperto che i campioni finlandesi di sci nati tra il 1845 e il 1910 hanno vissuto 2.8-4.3 anni di più rispetto alla popolazione maschile generale in Finlandia. In contrasto con la maggior parte degli studi del tempo, Polednak (1972) ha riscontrato dati contro gli effetti benefici dell’esercizio più strenuo: scoprì infatti differenze in termini di longevità e mortalità cardiovascolare in relazione alla portata della partecipazione all’attività sportiva universitaria. In aggiunta, in un recente studio sugli animali, è stato scoperto che un vigoroso esercizio di resistenza può, a lungo termine, promuovere in alcuni casi un rimodellamento cardiaco avverso e produrre un substrato per le aritmie (Benito et al., 2011).
L’incidenza di tali morti cardiache improvvise tra i giovani atleti (la stima è di 1-3 su 100.000 persone l’anno) è più alta rispetto ai non atleti e potrebbe essere ancora sottostimata (Drezner, 2008). Ad ogni modo, è stato dimostrato che la causa più comune di morte cardiaca improvvisa nei giovani atleti è in relazione a patologie cardiache ereditarie, come cardiomiopatie, anomalie coronariche congenite e disfunzionalità del canale ionico (Maron et al., 2009).
Per chiarire questa apparente contraddizione, abbiamo determinato la longevità dei partecipanti al Tour de France e l’abbiamo confrontata con quella della popolazione generale nata tra il 1892 e il 1942. Il Tour de France è tra gli eventi sportivi più estenuanti al mondo. Abbiamo scoperto un aumento dell’11% nella longevità media dei partecipanti al Tour de France rispetto alla popolazione generale (Sanchis-Gomar et al., 2011).
Così, la maggioranza dei dati negli studi umani supporta la nozione per cui la prescrizione di regolare e vigoroso esercizio aerobico potrebbe essere uno strumento utile, con una risposta dose-effetto capace di aumentare lo stato globale di salute e la longevità della popolazione generale (Ruiz et al., 2010; Teramoto e Bungum, 2010).
Secondo la nostra opinione fisiatri, professionisti della salute e popolazione generale non dovrebbero avere l’impressione che uno strenuo esercizio o gli sport aerobici e competitivi di alto livello siano negativi per la salute o possano abbreviare la vita.
Pertanto sembra che esista una relazione dose-risposta tale per cui le persone che hanno i più alti livelli di attività e forma fisica presentano i più bassi rischi di morte prematura (Warburton et al., 2006).

Percentuale di sopravvivenza relativa all’età nei partecipanti al Tour de France (TdF) e nella popolazione generale. Sono state studiate persone nate tra il 1892 e il 1942. La vita dei partecipanti al Tour de France è più lunga (P= 0.004; 17.5%) di quella della popolazione generale.

Lo stato di allenamento è un fattore molto rilevante nella prescrizione della dose di esercizio. Aumentare la dose di esercizio ha conseguenze positive per la salute degli individui allenati (Ruiz et al., 2010; Sanchis-Gomar et al., 2011), mentre lo sforzo fisico pesante può scatenare l’insorgenza di infarto acuto del miocardio, sopratutto in persone che sono abitualmente sedentarie (Mittleman et al., 1993).
Risultati provenienti dallo stesso gruppo hanno mostrato che gli uomini meno attivi che partecipavano ad attività vigorose erano più a rischio di infarto durante l’esercizio rispetto agli uomini più attivi (Thompson et al., 2007).
Nel trattamento farmacologico di diverse condizioni, i fisiatri solitamente iniziano prescrivendo una dose di medicinale che è convenzionalmente ritenuta il minimo dosaggio efficace.
Se il paziente non risponde, la quantità di medicinale può essere aumentata fino al dosaggio massimo, oltre in quale gli effetti collaterali del farmaco sarebbero inaccettabili per il trattamento (Lee, 2007).
Perciò, l’intensità del lavoro aerobico potrebbe essere aumentata negli individui in salute. Le persone fuori forma possono trovare miglioramenti significativi nello stato di salute fisica anche con un allenamento a bassa intensità, mentre chi ha un livello di fitness più alto ha bisogno di una maggiore intensità di esercizio per raggiungere ulteriori miglioramenti (Shephard, 2001).
Per questo motivo, gli individui in buona forma fisica che hanno raggiunto i livelli di attività raccomandati per gli adulti in salute da almeno 6 mesi potrebbero ottenere ulteriori benefici in salute impegnandosi in 300 o più minuti di attività aerobica a intensità moderata a settimana, o in alternativa dedicandosi a 150 minuti o più di attività aerobica ad intensità elevata, o ancora scegliendo combinazioni equivalenti di attività aerobiche a intensità alta o moderata (Lee e Skerrett, 2001; O’Donovan et al., 2010).
Questi dosaggi, relativamente bassi, ovviamente non sono applicabili agli atleti professionisti di alto livello, i quali svolgono dosi molto più alte di esercizio.
Le linee guida discusse sopra sono generalmente appropriate per giovani adulti e per persone di mezza età. Ma, come per le medicine, si dovrebbero fare considerazioni speciali al momento di prescrivere esercizi per persone con esigenze particolari come gli anziani, i bambini, le donne in stato di gravidanza, pazienti obesi o sovrappeso e pazienti con malattie croniche (Warburton, 2006b).
Per esempio, è stato dimostrato che per la riduzione dei rischi cardiovascolari negli uomini sopra i 60 anni non sono necessarie attività vigorose: un’attività fisica regolare è sufficiente a raggiungere una diminuzione significativa della mortalità in questa fascia di popolazione. Perciò, il miglior beneficio in termini di salute viene guadagnato sostenendo un esercizio moderato, sopra il quale sembra non esserci alcun beneficio aggiuntivo per la salute degli uomini più avanti negli anni (Hakim et al., 1998; Wannamethee et al., 1998).
Riguardo il “dosaggio” dell’esercizio e all’opportunità di eseguire le attività in un’unica soluzione continuata o in due o più situazioni distinte e cumulabili, i dati disponibili suggeriscono che, almeno per il fitness, sia gli schemi di esercizio continuato che quelli di accumulazione apportano benefici simili a patto che la durata totale dell’esercizio sia la stessa (Murphy, 2009).
Per esempio è stato dimostrato che tra 5 e 7 sessioni di esercizio (salire le scale) da 2 minuti l’una, accumulate nell’arco di una giornata, apportano benefici in termini di salute, compreso un aumento del benessere cardiovascolare, rispetto allo stato di chi non ha eseguito l’attività.
Anche se l’attività fisica è benefica per la salute con o senza perdita di peso, gli adulti che trovano difficile mantenere un peso nella norma o quelli che hanno un maggior rischio di malattie cardiovascolari o di diabete di tipo 2, in particolare, possono trarre benefici dall’andare oltre i livelli normalmente raccomandati agli adulti in salute per procedere gradualmente fino a eseguire le raccomandazioni per le persone con patologie.

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